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Londra a trecentosessanta gradi

Vi abbiamo mai detto che i nostri primi giorni insieme, tutte e tre, li abbiamo passati a Londra? Come culla del nostro amore, non potevamo non dedicargli il giusto spazio qui sul blog. In questo post faticherò a rimanere neutrale perché per me Londra è un pezzo di cuore, e chiunque mi conosca lo sa. Sono atterrata a Stansted tre volte nel giro di un anno e pochi mesi, soldi e impegni permettendo ripartirei anche subito. bestoflondonbestoflondon2 Se dovessi riassumere il nostro primo viaggio insieme probabilmente racconterei che è stata la storia di denti del giudizio inopportuni, di innamoramenti fugaci in metropolitana, di valigie insabbiate, di borse dimenticate e ritrovate, di birre rovesciate, di tramonti felici, di colazioni abbondanti, di camerini improvvisati lungo la strada, di noccioline calde e caramellate. primrosebakery C’è stato spazio per provare i cupcake di Primrose Bakery, un posticino delizioso appena alle spalle di Covent Garden, nella “zona dei teatri”. C’è stato spazio anche per fotografare ogni benedetta casa a Notting Hill, perchè… mica volevamo tornare a casa con qualche colore in meno. E poi i momenti nerd a Piccadilly Circus, quando ci accostavamo alle vetrate della Barclays per intercettare il wifi e riconnetterci con il mondo via Whatsapp, Facebook, Instagram. bestoflondon3 Ma anche momenti meno social e più sociali, tipo il pomeriggio passato dentro Hamleys, il negozio di giocattoli che pensereste esistere solo nei sogni, dove abbiamo definitivamente messo a tacere la nostra età anagrafica. Abbiamo mangiato junk anche lì: all’ultimo (o penultimo?) piano facevano milkshake espressi con qualsiasi schifezza volessi. E intendo Oreo, Kinder Bueno, Kinder Cereali, KitKat, Ferrero Rocher, M&M’s. Dopodichè mi fermo per non farmi del male. Nottinghill Il classico giro a Camden Town, con annessi acquisti improbabili. Il gelato giapponese al tè verde, caldo, da mangiare solo quando la clessidra acconsentiva. La pinacoteca del cioccolato, Choccywoccydoodah, a Carnaby. La solita Tate Modern. L’inaspettato Victoria & Albert. I mercatini, di vintage, di fiori, di handmade. I mercatini di qualsiasi cosa. L’ostello, YHA Central, a tre passi (tre di numero), da Oxford Street, ovvero quella via in cui inspiegabilmente e contro ogni legge fisica si concentrano tutti i negozi di abbigliamento esistenti sulla faccia della terra. I parchi. Le zuppe al bicchiere di Pret A Manger. I souvenir della regina. Londra a trecentosessanta gradi. C’è stato dentro tutto. camdentown

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  1. Pingback: Londra 2015, le mostre dedicate ad Alexander McQueen | A COLAZIONE NON SI PARLA

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