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“Io viaggio da sola” e cammino a testa alta

“Io viaggio da sola” è uno di quei libri che mi ha parlato e cercato più volte in libreria. Mi spuntava sotto gli occhi e pregava di tornare a casa con me. Ho ceduto.
E menomale.

Il racconto di Maria Perosino è pari a quello di una cara amica; il sentimento che lo pervade, a volerlo definire meglio, si colloca a metà strada tra quello che suona come il consiglio sincero di un’amica fidata e quello premuroso (di cui si ha sempre bisogno nella vita) di una madre. Maria, nata lo stesso anno di mia mamma, è venuta a mancare due anni fa. Il male del secolo non le ha però impedito di lasciarci in custodia un regalo: una guida per viaggiare, scoprire il mondo e semplicemente essere donna. Un libro di cui fare tesoro e che ci ricorda – o insegna – che “viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia”. Io viaggio da sola offre spunti pratici per viaggiare, ma finisce per farlo anche sul vivere e a cavarsela con nient’altri che noi stesse; e ti chiedi se lo faccia in maniera più o meno consapevole.

Inutile negarlo, noi donne siamo le nemiche numero uno di noi stesse. Anche gli uomini che non si offrono di caricare la valigia sul treno per te – anzi, ti evitano – non aiutano. Letteralmente. E allora bisogna armarsi di forza d’animo, pratica e degli espedienti di chi è un po’ più esperta di noi. Come Maria.

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Che poi Io viaggio da sola è un taccuino di appunti ed esperienze di vita “scritto per le donne, ma non è vietato agli uomini”. Per tanti buoni motivi si tratta di una guida pratica alla scoperta del mondo con un bagaglio leggero, rigorosamente un trolley perché non c’è nessuno che lo porti al posto nostro, ma anche e soprattutto una guida all’essere donna, con cuore e mente più disincantati sul proprio io. Come organizzare e godersi un viaggio in solitaria è il focus del libro, ma la scoperta e l’esplorazione di un luogo corrono in parallelo a una maggiore consapevolezza di se stesse. Venghino signori e signore:  scoprite che l’essere nati di un certo sesso piuttosto che dell’altro significa niente. Sì, la verità è che c’è ancora bisogno di scriverlo, leggerlo e interiorizzarlo.

E ancora, questo libro mette a nudo con semplicità e ironia che tra l’essere sole e il sentirsi sole c’è una grande differenza. La differenza, si può ben capire in realtà, sta nel sentimento che si prova. Una convinzione difficile da mandare giù: sono due condizioni che spesso si attraggono e passeggiano a braccetto. È necessario imparare a riconoscere quell’uggia malinconica che ci fa ascoltare canzoni deprimenti in una vasca da bagno riempita di lacrime o girovagare di sera in un centro città soffocato dalla nebbia. Se dai un nome a ciò che ti angoscia hai già fatto il primo passo per combatterlo nella pratica. Come si fa a non amare un racconto personale ti entra dentro e ti apre gli occhi? Ti dice che andrà tutto bene perché tu deciderai che sarà così.

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“Io viaggio da sola” perché non c’è niente di male. E cammino a testa alta, aggiungerei. È ok sedersi a ristorante senza un accompagnatore, prendere un treno e prenotare una stanza in hotel per uno. È ok e anche bello, se si impara a farlo.  Perché “forse è meglio mangiare le ostriche in due che da soli, ma non mangiarle del tutto è ancora peggio.”

Per chi si trova in un periodo grigio della propria vita, per chi sta cercando la propria strada, per chi ne ha bisogno e non lo sa, per chi è ferma o non smette mai di muoversi e, perché no, per chi si trova di fronte a uno scaffale di guide turistiche o sul sito di Ryanair: Io viaggio da sola è una lettura da mettere in borsa, nella valigia, sul comodino o sotto il cuscino. Da divorare sul treno (Maria apprezzerebbe), sul divano di casa, a quattromila piedi di altezza o sedute al bar dietro l’angolo. È un libro che si fa amare in modo disarmante, senza se e senza ma, ti circonda in un caloroso abbraccio di empatia perché è come un grillo parlante che ti sussurra parole sagge nell’orecchio. Di quelle che abbiamo nascoste dentro di noi da sempre e non lo sapevamo. Ancora.

 

Una cosa che faccio sempre appena inizio un nuovo libro è leggere con quale parola si chiuda il capitolo finale.
In questo caso è: “domanda.”

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Sono una procrastinatrice di professione e una gattara nel tempo libero. Peso la vita ad insta-grammi mentre sogno un futuro di colazioni a letto. Nel frattempo scrivo di cose e fotografo tutto.

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