A colazione (non) si parla
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La parola con la f: del perché dovremmo essere tutti femministi

Scritto da Alessandra Vescio

 

Ci hanno detto che la più bella qualità di una donna è la devozione. Che l’obiettivo più grande è il matrimonio e la massima aspirazione sono i figli.

Ci hanno detto che l’indipendenza non è una priorità, che la carriera non è fondamentale, che pretendere è male e tacere è segno di maturità.

Ci hanno detto come, quanto e chi amare. Scordatevi gli orgasmi, scordatevi le avventure: una donna degna di questo nome si farà emblema di purezza e fedeltà. E poco importa se l’uomo che le sta accanto rispetta principi e valori che non contemplano la lealtà, se la tradisce e le manca di rispetto: la carne è carne e l’uomo è debole, si sa. E se ti lascia, c’è poco da dire: non sei stata abbastanza brava da tenertelo stretto.

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Ci hanno detto che il regno di una donna coincide più o meno con le mura domestiche, perché è lì che finalmente può davvero dimostrare le sue più ambite e imprescindibili qualità: saper cucinare, rassettare e rammendare, in ordine sparso e senza via d’uscita. Tutto il resto sono vizi, capricci e sfizi di poca importanza.

Ci hanno fatto capire che la donna è un corpo e con quel corpo ci si può fare ciò che si vuole. Usarlo, sfruttarlo, maltrattarlo, proiettarlo su migliaia di televisori accesi che nutrono il disagio di chi oltre a seni abbondanti e glutei rifatti difficilmente riesce a vedere.

Ci hanno provato a convincere fin da subito che nascere femmina vuol dire perseguire un’idea preconfezionata di perfezione che corrisponde a una devota, accondiscendente, sinuosa taglia 40, fatta di poche domande e pochissime pretese, qualche scenata e nessuna velleità. E poco importano i complessi, i dubbi, i cali di autostima, le paure che accecano e fanno tremare. Poco importa quello che c’è dentro ogni ambitissima taglia 40.

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Ci hanno detto che dirsi femminista è sbagliato, comunque lo si intenda. Per chi femminista lo è sempre stata e ha molta più esperienza e conoscenza di te. Per chi la parità di genere la considera la moda del momento o una scusa per sfuggire a impegni e realtà. Per tutti quegli uomini e quelle donne vittime dei dettami di una società maschilista e irrispettosa, arretrata e spaventosa che ci vuole rivali e distanti, oppresse e incattivite. Beh, io femminista mi ci sento. E mi ci sono sempre sentita. Perché è grazie a tante donne, alle loro lotte, ai loro sacrifici, alle loro piccole e grandi rivoluzioni che oggi posso assecondare le mie ambizioni. Perché voglio, anzi pretendo l’uguaglianza di opportunità, salario compreso. Perché voglio non dover più avere paura a uscire senza un uomo al mio fianco. Perché voglio essere padrona del mio corpo e voglio non dover mai scendere a compromessi con la mia dignità. Voglio non dover sbattere i piedi (e la testa) per ottenere ciò che merito. Voglio non dovermi sentire a disagio di fronte a uomini troppo arroganti e donne che desiderano demolirti, in continua competizione con se stesse e con te. Voglio imparare e studiare ed essere presa in considerazione tanto quanto il collega che mi sta accanto. Voglio essere ripresa e rimproverata quando sbaglio e non derisa o compatita. Voglio essere amata e non difesa. Voglio essere accolta e non protetta. Perché non dovrebbe esserci niente da cui debba essere protetta. E se questo è essere femminista, allora sì, dovremmo essere e sentirci tutti profondamente e irrimediabilmente femministi.

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