A colazione (non) si parla
Lascia un commento

Oh tesi, mia cara tesi: le cinque disgrazie che colpiscono ogni “teseando”

 [Image by ischool.startupitalia.eu]

 

Hai lottato, sudato e studiato per almeno tre anni. Arriva finalmente il giorno in cui tu, studente universitario medio, riesci a sentirti totalmente in pace con te stesso, felice e soddisfatto: il giorno in cui dai l’ultimo esame. Ti sembra di toccare il cielo con un dito, guardi il libretto piangendo, ti senti onnipotente come Dio al settimo giorno della creazione. Esulti e gioisci. Fiumi di alcool e birra vengono versati per festeggiare al meglio questo giorno epico.

E poi il trauma: la consapevolezza che manca ancora lo step più importante per dire veramente addio al tragico mondo dell’università, la tesi di laurea. È solo questione di giorni e in men che non si dica le tue lacrime si digievolvono: da lacrime di gioia diventano amare lacrime di dolore. Bei tempi quelli degli esami da tre crediti che ti impegnavano come se di crediti ne valessero dodici, bei tempi quelli del quarto d’ora accademico, bei tempi quelli delle date degli appelli sovrapposte tra loro come le tessere del domino.

È adesso, quando ti ritrovi a dover affrontare la tesi, che la potenza malefica della vita da universitario si manifesta in tutta la sua potenza.

Qualche giorno fa ho affidato alla bacheca di Facebook un personale sfogo su quello che stava rappresentando per me il  “periodo tesi” o, come lo chiamo io, il mio periodo da “teseanda”. Ho ascoltato le lamentele dei miei compagni “teseandi” e ho capito che non ero sola in questa valle di lacrime.

È così che ho pensato di stilare la lista delle 5 disgrazie di ogni “teseando”, un modo per consolarci tutti insieme o per avvisare chi ancora non è giunto a questa fase della sua vita (non sai quanto ti invidio carissimo studente della sessione estiva):

1 – Il “teseando” soffre della “sindome del vasetto di yogurt”, vive di continue scadenze

Scrivere una tesi di laurea equivale a una continua lotta contro il tempo. Sebbene sia una verità universalmente conosciuta che una giornata duri 24 ore, il relatore non avrà pietà e pretenderà che sfidiate tutte le regole spazio – temporali per riuscire a portare a termine nella data di scadenza prestabilita quel capitolo o quella analisi che vi hanno richiesto.

2 – L’estenuante lotta contro il raggiungimento del numero minimo di pagine 

Tutto comincia con la pagina bianca e quella beffarda stanghetta nera che lampeggia sullo schermo deridendoti. Non sapere cosa scrivere fa parte del gioco, ma il momento più nefasto è quello in cui vieni preso dall’ispirazione, scrivi pagine e pagine sentendoti un Charles Dickens mancato e quando arrivi a controllare entusiasta e pieno di speranza il numero di pagine scritte noti che queste sono sempre poche, troppo poche rispetto a quelle che il relatore ti ha chiesto di scrivere. E allora le provi tutte: inserisci citazioni, aggiungi gli avverbi più strani e i tuoi paragrafi diventano sempre più corti pur di andare a capo il più spesso possibile. Ma niente da fare; il numero minimo di pagine resterà sempre e per sempre un traguardo irraggiungibile.

3 – La lunga e travagliata storia d’amore con il proprio pc 

Odi et amo. Ecco la relazione che si viene a instaurare con il pc durante il tragico periodo di scrittura della tesi. In primis, non comprendi come funzionano i programmi: come diavolo si imposta l’interlinea su Word? Perché non riesco a creare i grafici su Excel? Quale peccato avrò mai commesso per essere costretto a utilizzare Illustrator? Dubbi amletici per cui, fidatevi, non esiste soluzione. Al contempo però il pc sarà l’unico e vero compagno di questo viaggio nell’inferno. Mangerete e dormirete con lui, le briciole dei vostri panini decideranno di fare della tastiera lo loro nuova casa e  il calore del pc sulle gambe sarà l’unica fonte di affetto a cui potrete aspirare quando sarete costretti ad abbandonare la tanto cara vita sociale.

4 – I professori che giocano a nascondino (e vincono sempre)

I professori universitari, entità fantastiche e  mitologiche. Appaiono e scompaiono a loro piacimento. Sempre presenti nel momento di fare le richieste più impossibili e improvvisamente invisibili quando si tratta di chiarire qualche dubbio o correggere quel materiale che tu hai prodotto con tanta fatica e sudore. E se sei particolarmente fortunato il tuo relatore avrà sessant’anni suonati e non saprà minimamente usare il pc o inviare una mail, difetto che ti costringerà a recarti all’università più spesso di quanto non facessi da frequentante. “Signorina, non è colpa mia se vive a più di trenta chilometri dall’università”, affermerà lei/lui. E tu resterai lì dubbioso, con un sorriso sghembo a metà tra Joker e Jack Nicholson in “Shining” a chiederti di chi sia la colpa di tutto questo e, puntualmente, non troverai una risposta.

5 – Il carattere del “teseando” raggiunge livelli altissimi di acidità 

La fame nervosa, il digiuno per l’ansia, la birra per carburare e la vodka per dimenticare. La vita del “teseando” è caratterizzata da continui sbalzi, e non solo d’umore, ma anche di peso. Il tutto viene poi condito da un’altissima dose di acidità caratteriale. Non chiedere mai a chi scrive una tesi “A che punto sei?”, “Quanto manca al grande giorno?” e sarà meglio non pronunciare mai frasi del tipo “Beato te” o “Quanto ti invidio”. Anche le frasi più innocenti possono scatenare l’ira funesta del “teseando”.

 

Ma anche questo periodo finirà e anche noi cingeremo d’alloro la nostra testa (mi promettete che è così, vero?)

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...