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Maggio, di rose e di gialli: un omicidio a colazione per Poirot

“Ma non voglio che sia impiccata, vi dico! Perché non supportare che sia stata spinta dalla disperazione? L’amore è una gran brutta faccenda… disperata… un sentimento contorto. Può trasformare una persona abbietta, un vero verme, in un eroe e può spingere una persona onesta e piena di decoro a commettere le azioni più basse. Supponiamo che sia stata lei. Non avete nemmeno un po’ di pietà?”

“Non approvo l’assassinio” disse Poirot.

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Perché leggerlo

È di Agatha Christie.
Ha la copertina rosa.
Si abbina alle rose di maggio.

Sinossi

“Una giovane donna, Elinor Carlisle, siede sul banco degli imputati, accusata di assassinio. Le prove a suo carico sono schiaccianti. La vittima, Mary Gerrard, dama di compagnia di una sua anziana e ricca zia morta in circostanze poco chiare, ha sottratto all’accusata l’amore del fidanzato, l’affetto della zia e forse anche l’eredità. L’omicidio, per avvelenamento da morfina, è avvenuto durante una colazione alla quale partecipano solo tre persone: la vittima, Elinor e una vecchia, irreprensibile infermiera. Tutti sono convinti della colpevolezza dell’imputata. Tutti tranne Poirot, che con la sua consueta abilità riesce a risolvere il complicato puzzle e a giungere a una ricostruzione veramente inaspettata del caso.”

Recensione

Le parole di Agatha Christie scorrono davanti agli occhi come i fotogrammi di un film. E saper creare movimento dalla staticità delle parole è senza dubbio una delle grandi abilità della scrittrice. Così come per gli altri suoi romanzi gialli, anche “La parola alla difesa” non fa eccezione. Miss Elinor, Roddy Welman, il dottor Lord e ovviamente Poirot stesso (le cui caratteristiche vi potrebbero essere già familiari) sono personaggi completi e tridimensionali, la loro caratterizzazione fisica e psicologica è impeccabile. Anche se questo non ci basta per permetterci di indovinare l’assassino. D’altronde noi non siamo Hercule Poirot. Eppure le prove sono sotto ai nostri occhi e la Christie non ce le nasconde. Anzi! Dobbiamo però arrenderci presto e ammettere che è la migliore prestigiatrice con la quale giocare. Crediamo di aver intuito qualcosa e subito dopo, al capitolo successivo, siamo nuovamente persuasi da altri indizi che conducono per strade diverse. Restiamo con il fiato sospeso, la mente concentrata e la quasi certa convinzione di aver colto il metodo di ragionamento esatto, in un barcamenarsi altinelante di un duello ludico perenne tra lettore e autrice.

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Hercule Poirot entra in scena solo al capitolo otto, scompare dopo le sue interviste e riappare brevemente, quasi fosse una piccola spia luminosa, faro di speranza e giustizia, durante il processo a Elinor Carlisle. Immancabile però la sua spiegazione in conclusione alla faccenda: esaustiva, saccente e pungente. Ecco finalmente quella quadra che bramiamo dall’inizio del libro e che arriva – come doveroso – solo in ultima battuta, all’ultimo respiro – il nostro, che è ancora sospeso. Bello, intrigante (i libri della Christie sono una certezza).

Ultima parola del libro: “felice”.

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Sono una procrastinatrice di professione e una gattara nel tempo libero. Peso la vita ad insta-grammi mentre sogno un futuro di colazioni a letto. Nel frattempo scrivo di cose e fotografo tutto.

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