A colazione (non) si parla
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#intervisteassonnate | Gabriele Rosati, il futuro attraverso l’obiettivo

 

Quando chiedo a Gabriele Rosati, eclettico e talentuoso fotografo toscano classe 1996, di descriversi con una parola, lui mi risponde “amante”. E avendolo osservato per mesi nel corso dei suoi molteplici progetti e collaborazioni, che spaziano dal mondo della moda a quello della musica, ritrovo in quel termine il riassunto perfetto della sua personalità. Passione, determinazione e, per l’appunto, amore emergono con una forza quasi disarmante in tutti i contesti che lo vedono protagonista, siano questi privati o professionali.

Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico Virgilio di Empoli, Gabriele si butta a capofitto nel mondo della fotografia e frequenta la Scuola Internazionale di Fotografia e Video (APAB) a Firenze. Nell’attesa di cominciare a ottobre il Polimoda, con indirizzo Fashion Art Direction, ha arricchito il suo bagaglio professionale con diverse collaborazioni che lo hanno visto lavorare con Firenza Guidi, DROMe, Ubald, Naive, ARCHEA, Maci, Piet Mondrian e Niccolò Puccini per la collezione Reborn SS17.

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Come nasce la passione per la fotografia, l’arte e la moda?
La mia passione nasce grazie a una persona in particolare, mia sorella. È sempre stata lei a farmi sfogliare giornali sul letto di casa, a passarmi vecchie sue fotografie e a portarmi alle mostre e alle performance fin da piccolo. Ricordo ancora quando mi diceva ogni volta di spegnere il telefono prima di entrare. Era una cosa buffa, e mi faceva sorridere. Adoro vestirmi, o provare a farlo per lo meno. Amo guardare i siti dei fotografi, i vecchi libri dei mercatini e scovare alle tre di notte nuovi e interessanti profili Instagram di persone sconosciute. Sono di natura una persona molto curiosa.

Da dove nasce l’ispirazione per i tuoi lavori? C’è qualche artista a cui ti senti particolarmente affine?
Imposto sempre enormi moodboard prima di cominciare qualsiasi progetto. La mia intenzione è di “sporcarmi” con varie idee e impulsi e di lasciarmi ispirare da artisti, visionari, folli e persone comuni. Starei ore e ore a osservare le persone che passano o che semplicemente sorseggiano un caffè. È mia intenzione scovare sempre l’assurdo nel quotidiano, il disequilibrio psicofisico di una passeggiata o delle persone in attesa alla fermata del bus. Amo Modigliani, e lo farò per sempre. Mi ispira molto la fotografa Viviane Sassen, ma non so se sarà oggetto di ispirazione ancora per molto.

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Negli ultimi mesi hai collaborato con tante realtà appartenenti al mondo della moda, ma anche della musica. Come ti approcci ai diversi ambiti e da cosa ti lasci influenzare maggiormente durante il processo di creazione dei tuoi lavori?
Mi piace mettermi in gioco, adoro le sfide, anche se sono molto timido. Con il duo musicale dei Piet Mondrian, ad esempio, è stato veramente figo: ho inglobato una serie di impulsi e metodi di lavoro che ho acquisito durante gli anni di teatro con Firenza Guidi e li ho traslati nel mio personale immaginario scultoreo e fotografico che sto sviluppando giusto adesso. Sono così giunto alla creazione di piccoli ritagli fotografici in movimento.

Parlaci di Reborn, il tuo ultimo progetto fotografico.
Ho scattato la campagna di Reborn poche settimane fa, dentro una stanza bianca con due piccole finestre. Avevamo un bellissimo fondale giallo uovo, tre fiori freschi e due innocenti badboys: Duccio e Evans. Ho cercato di spiegar loro cosa significhi sentirsi vivi, anche facendo qualcosa che non avevano mai sperimentato in vita loro. E tutto questo senza cadere nei cliché tipici di chi, non seguendo la moda, può pensare siano le cose giuste da fare. È stato tutto molto armonioso. Si sono trovati subito a loro agio, senza se e senza ma, e mi hanno regalato sensazioni che ho poi cercato di trasmettere al progetto. Lo considero come una sorta di regalo, sì. È molto più di un semplice photoshoot. Non è stato un semplice seguire un moodboard o delle dinamiche ben precise: questi due ragazzi mi stavano raccontando una storia, e per questo li ringrazierò sempre.

Un ringraziamento speciale va anche a Niccolò Puccini, giovane designer della collezione, per aver creduto in me.

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Come speri che possa evolversi la tua professione in futuro?
Spero di diventare un fotografo, mangiando gelato e sfogliando ancora giornali sul letto di casa, magari ascoltando qualcosa come Lucio Battisti verso le tre di pomeriggio. Con il sole.

Curiosi di saperne di più su Gabriele Rosati? Ecco qualche link utile!
https://gabrielerosati.com/  || sito ufficiale
https://www.facebook.com/gabriele.rosati.16?fref=ts || profilo Facebook
https://www.instagram.com/gabrielerosati_/ || profilo Instagram

 

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