A colazione (non) si parla
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#intervisteassonnate | “Di che stiamo parlando” quando parliamo dei Piet Mondrian

28 Agosto 2017, Beat Festival, palco di Orme Radio, Empoli. Ricordo benissimo la prima volta che ho incontrato e ascoltato i Piet Mondrian (una cosa più unica che rara dati i molteplici deficit della mia memoria). Si trattava del giorno prima del mio definitivo trasferimento a Milano, un giorno che, sapevo benissimo, avrebbe cambiato la mia vita. E arriva quella canzone, “Te ne vai”, potente come un pugno allo stomaco. Con una semplicità disarmante i Piet Mondrian erano riusciti a  trasporre in musica i miei sentimenti. E hanno continuato a farlo nei mesi seguenti, canzone dopo canzone.

Oggi su a A colazione non si parla si raccontano i Piet Mondrian, duo toscano composto da Michele Baldini e Francesca Storai.

Quando Francesca e Michele danno inizio al loro idillio artistico hanno alle spalle già svariate esperienze nel mondo della musica (Michele come cantante e poi bassista per i Sandwichex e i Coito Interrotto, Francesca come cantante e songwriter dei Blume). Lavorare insieme li porta a sperimentare un nuovo tipo di musica, caratterizzato da testi puliti, taglienti e dalla decisiva potenza narrativa accompagnati da basi elettroniche e due voci profonde e seducenti. Il 2016 segna l’arrivo del loro quarto album, “Di che stiamo parlando”. 

Undici anni fa si formano i Piet Mondrian. Quanto sono cambiati Francesca e Michele nel corso degli anni e quanto questo ha influito sulla vostra musica?

Michele – Per quanto mi riguarda molto, e non sempre in meglio. La crescita anagrafica non sempre corrisponde, purtroppo, alla crescita umana, professionale, artistica. Semplicemente l’arte, se così si può dire, è (o almeno dovrebbe essere) uno specchio fedele della vita, con le sue ansie, le sue paure, le sue gioie e tutto il resto. E cambia sempre restando uguale alla fine. Perché noi in fin dei conti siamo sempre quelli.

Francesca – Quando Michele mi ha proposto di entrare a far parte dei Piet Mondrian, circa sei anni fa, ero sicuramente una persona più “leggera”, meno severa e ignara del guaio nel quale sarei andata a cacciarmi (rido). Poi è passato il tempo e con esso, sono arrivate consapevolezza, criticità, insicurezze e voglia di fare sul serio. Credo che tutte queste cose, che all’apparenza rappresentano uno scenario di declino imminente e di una “gioventù che fortunatamente passa”, come dice Battiato, ci abbiano migliorati molto a livello musicale. Ora abbiamo le idee più chiare e litighiamo più di prima, ma continuiamo a voler crescere, qualsiasi cosa voglia dire.

Dai vostri testi emerge una ricerca lessicale attenta e mai banale, utilizzata sempre come strumento di lucide analisi del mondo contemporaneo. Come nascono le vostre canzoni e quali sono le vostre fonti di ispirazione?

Michele – La risposta è un po’ speculare a quella precedente. Ci sono tante domande che la vita ci pone a cui non si può facilmente rispondere. Una mano ce la possono dare le letture, i film, le opere d’arte, la musica degli altri, e alcune volte, ma spesso determinanti, le persone. I testi sono una trasposizione dei pensieri in parole scritte, senza nemmeno troppi filtri.

Francesca – Sin dall’adolescenza ho sempre avuto la fissazione di tradurre i testi che non fossero in lingua italiana di ogni singolo pezzo che mi piaceva. Per quanto mi riguarda, le liriche hanno sempre determinato il 60% della buona riuscita di un pezzo, e credo seriamente che in questo, (e fortunatamente anche le recensioni che ci riguardano lo confermano), siamo bravi. Michele lo è. Sono “storie di tutti i giorni” autobiografiche, vere e per chi ancora crede che la curiosità sia una cosa importante. Le canzoni nascono dalle sue storie, dalla mia voce, e dal ritrovato desiderio di ridurre tutto ai minimi termini, nella ricerca dei suoni, ad esempio.

Nel brano “Un Dio ovunque”, presente nell’ultimo album “Di che stiamo parlando”, elencate tutti i luoghi, fisici e non, in cui è possibile scorgere un Dio. Dove risiede il Dio di Michele e Francesca?

Michele – Il mio in tutti i posti elencati nel pezzo. E altri ancora, tipo nei documentari di Philippe Daverio e nelle puntate de “Il tempo e la storia” con Michela Ponzani, o quando qualcuno mi dice un “grazie” sincero.

Francesca– Nelle persone che amo, nelle canzoni che nonostante gli anni mi fanno piangere come se le ascoltassi per la prima volta, nella tazza di tè che bevo con mio babbo quando rientro la notte, quando faccio pace con un amico dopo una brutta litigata, in tutto ciò che è bucolico perché mi ricorda mio nonno, quando riesco a dimenticare. Il mio Dio si trova qui, per ora.

Negli ultimi mesi avete sperimentato una nuova forma di esibizione live, i concerti #perstrada. Come è nata questa idea e qual è stata la risposta delle persone?

Michele – Un esperimento sociologico diciamo. Abbiamo fatto Perugia e lì a vederci non c’era praticamente nessuno, ma online ci hanno seguito in diretta punte massime di cinquecento persone. A Bologna è stato bellissimo perché avevamo una claque di fan che ha coinvolto altre persone e si è creata un’atmosfera esagerata. A me personalmente piace perché quando qualcuno sostiene che abbiamo dei pezzi poco leggibili, magari snob o di nicchia, li puoi smentire mostrando un video che è tutto meno che snob in cui la gente sembra averci capito benissimo. Vediamo se e come andare avanti. Ci vorrebbe magari un bell’invito su Milano o Roma. A me personalmente piacerebbe anche la zona Ravenna-Ferrara.

Francesca – È stato molto divertente ed emozionante. Si sono create situazioni pazzesche e incredibili ed è stato interessante vedere il grado di reattività e partecipazione delle persone, sentir cantare i tuoi pezzi, avere la conferma dell’affetto e della stima sincera delle persone che ci seguono da tempo e leggere lo stupore e la curiosità negli occhi di chi non ci conosceva ancora. A Bologna poi è stato bellissimo. Alla fine del live io e Michele eravamo seduti in mezzo ai ragazzi che erano venuti a vederci, mentre altri si alternavano alla chitarra. Insomma, roba bella davvero.

Nel vasto (e discusso) panorama della musica indie italiana di oggi, quali sono gli artisti che apprezzate maggiormente e alla quale vi sentite più affini?

Michele – Per me questa è una domanda difficilissima. Allora, ce ne sono alcuni per cui faccio spudoratamente il tifo e di questi alcuni sono amici: Sex Pizzul, Ofeliadorme, Matteo Fiorino, Bea Zanin. Poi ci sono i Baustelle, che effettivamente è l’unico gruppo italiano che nel bene e nel male definirei classico.

Francesca– Iosonouncane senza ombra di dubbio è uno dei più rappresentativi, coerenti e che rispetto molto.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Michele – Amare.

Francesca – Diventare grandi.

 

Ecco alcuni link utili per restare sempre aggiornati sui Piet Mondrian:

Official site: https://pietmondrianband.com/

Facebook: https://www.facebook.com/pietmondrianband/

Instagram: https://www.instagram.com/pietmondrianband/

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